lunedì 28 marzo 2011

Normalis Jan Wolf 2010

Questo film è l'unico che per ora mi ha lasciata veramente interdetta. Mentre preparavo i trailer ero rimasta affascinata dal piglio e dal taglio del trailer di questo film. Cosi tanto affascinata, che nonostante le tematiche tipiche dei giovani filmaker che ormai annoiano, avevo riservato appositamente il biglietto per vederlo. La storia racconta di una regista in erba che dagli anni '60 ai giorni nostri cerca di girare il suo film, non riuscendoci. Devo dire che nel complesso non è male. Ma decisamente troppo lungo. Personalmente avrei tagliato almeno 40 minuti di film, che servivano solamente ad illustrare le canzoni proposte. Ora, io non mi voglio ergere a giudice di nulla, pero'...spesso i registi dimenticano che un pubblico li andrà a vedere e se forse il metodo hollywodiano è troppo attento a questa componente, non bisogna poi lamentarsi se la maggior parte del pubblico non apprezzerà in toto il lavoro di un regista. Anche perchè qui non sto parlando di sperimentazioni cinematografiche alla Matthew Barney. La sala cinematografica è stata invasa dopo la prima ora di proiezione da una serie virale di sbadigli. Troppe inquadrature su gambe di assistenti di volo, tutte uguali. Troppi primi piani cosi simili sulla protagonista/regista fallita. Jan Wolf è un regista molto giovane, ora non so quanti anni abbia effettivamente ma avendolo visto personalmente direi che è un talentuoso ragazzetto sui venticinque vestito da punk. E comunque non voglio sminuire il lavoro di camera, montaggio e fotografia, assolutamente! Da quel punto di vista tutto impeccabile. Anche la storia in fin dei conti era bella. Ma ho due remore. La prima riguarda appunto cio' che ho appena scritto, la ridondanza di immagini sempre-uguali. La seconda concerne il "rumore" della pellicola. Già presentandolo, Wolf ci dice che la pellicola è stata lavorata appositamente aggiungendo l'effetto visivo rumore per sottolineare la precarietà dei mezzi che ha caratterizzato la produzione di questo film. Un film realizzato nell'arco di cinque anni per l'appunto. Ma io, avendo montato i vari trailer, ho supervisionato la qualità del trailer di questo film e non era assolutamente cosi disturbato. Nel trailer l'effetto era veramente piacevole, perchè ricordava la melliflua distorsione dei vecchi filmati d'epoca. Nella proiezione al cinema invece lo schermo era non solo imbevuto dell'effetto sgranato, ma anche da un milione di pixel, digitali, con le ombreggiature RGB provocate dal proiettore che stancano l'occhio. Ecco cio' che voglio criticare qui è solo la qualità del film proiettato. Per quanto un occhio non esperto non si accorga del motivo di tale disturbo, è comunque qualcosa che stanca gli occhi. Soprattutto in un film "visuale" che dura più di due ore. Divertente il modo in cui è stato scoperto questo film: per caso in una caffetteria. E allora viva i registi trovati casualmente e aspetto con fiducia l'evoluzione di questo autore in un suo prossimo film.

scheda del film dal sito del Febiofest

Angels of the Universe di Friðrik Þór Friðriksson 2000

Sempre per il ciclo Fridriksson sono andata a vedere questo suo stupefacente film del 2000. La delusione amorosa del protagonista Páll si tramuta rapidamente in malattia mentale che lo porterà a viaggiare fra incubi, sogni e realtà verso un destino segnato. Eppure era un ragazzo cosi allegro, era colui che metteva il buonumore a tutta la famiglia e agli amici. La delusione amorosa diverrà cosi insostenibile da portarlo verso un punto di non ritorno. Farcito di fantasmi, storie e temi bizzarri (secondo la tradizione islandese) la trama percorre il lento declino inesorabile del protagonista senza escludere i divertenti paradossi dei malati di mente suoi compagni di clinica, ognuno con una traviatura differente che pero' porta sempre e solo allo stesso punto. Accompagnato da un'ottima colonna sonora. Bellissimo.

Chicogrande di Felipe Cazals 2010

Dov'è Pancho Villa? Ambientato nel periodo della rivoluzione messicana, questo film racconta il momento in cui Villa ferito mentre cercava di invadere Columbus nel Nuovo Messico, si rifugia fra le montagne in attesa che i suoi compagni trovino un medico per curarlo. Nel frattempo i soldati occupanti americani cercano di estorcere crudelmente (torturando ed uccidendo) informazioni per trovarlo. Un film western-messicano dalle immagini tendente al giallo arido, con un Messico dal cielo ocra uggioso, senza un sole che spunti qualche volta, una scenografia che rimarca l'oppressione dell'invasore colonialista, un omaggio al patriottismo Messicano. Non sono solita andare a vedere film di questo genere e devo dire la verità l'ho scelto semplicemente perchè fa parte della selezione ospiti e mi sono voluta fidare. Ed ho fatto bene. Per quanto sia sicuramente un film molto vicino a chi proviene da quei posti, a chi è figlio di quella storia, mi è piaciuto e non poco. Per quanto riguarda la cronologia storica, non succede molto nei 100 minuti di questo film, ma è chiaro anzi chiarissimo il tema del colonialismo e dell'invasione straniera. Che d'altronde non è mai piaciuta a nessuno. Peccato che il canale di distribuzione di questa pellicola non lo porterà ad essere distribuito anche negli altri paesi. Perchè oltre ad essere veramente un buon film ( mi riferisco all'aspetto tecnico) rivela innanzitutto degli aspetti storici che chi non è sudamericano probabilmente ignora e sottolinea un tema a me molto caro: l'appartenenza ad un popolo e tutte le situazioni che questo concetto comporta.

scheda del film dal sito di Febiofest

Mama Gógó di Friðrik Þór Friðriksson 2010

La trama di questo film ruota attorno il personaggio di Gógó, madre di un regista che ha appena presentato il suo ultimo film sulla bellezza della follia senile. Gógó è una simpatica e giovanile mamma/nonna che comincia a fare cose strane e a ritrovarsi in situazioni spassomanete illogiche per colpa di un Alzheimer che le verrà diagnosticato a breve. La proiezione di questo film è stata seguita dall'incontro con il regista Fridriksson, che con la sua autentica modestia ci ha rivelato che la trama ricalca esattamente cio' che è successo a lui, al punto  che dovette aspettare che l'attrice invecchiasse insieme a sua madre per terminarlo.  La storia di Gógó è bellissima, raramente al cinema ci si sofferma sui i sentimenti ed i pensieri degli anziani, la storia di una persona che arriva al suo termine, la storia di un qualcuno che ha vissuto e che pur consapevole di esser arrivata alla fine lotta per vivere "normalmente" fino alla rassegnazione finale che la libererà dall'impaccio corporeo concludendo il suo ciclo esistenziale e riconducendola a quell'amore perduto proprio per colpa della morte.  Il modo in cui Fridriksson ci racconta tutto cio' fa quasi dimenticare la tristezza di esser arrivati al capolinea. Faccio fatica a parlare di questo film, perchè fondamentalmente è una storia molto bella, ironica e al contempo estremamente realista.

domenica 27 marzo 2011

Abel di Diego Luna 2010

Nella sezione Messico del festival figura questo piccolo gioiellino cinematografico. Nonostante la giovane età del regista, Diego Luna (1979) si rivela un ottimo giostratore di situazioni e personaggi. Il giovane attore Christopher Ruíz-Esparza debutta in questo film ricoprendo il ruolo del personaggio principale Abel, un bambino cosi sconvolto dall' abbandono improvviso del padre che smette di parlare. Dopo due anni trascorsi in un ospedale psichiatrico finalmente puo' ritornare a casa con la madre, la sorella ed il fratellino minore. Abel continua ad avere problemi psichici, ma pur di farlo restare con sè la madre asseconda i suoi scambi di personalità inducendo una serie di situazioni simpatiche e paradossali, in cui Abel crede di essere il capo famiglia, quindi marito della madre e padre dei fratelli.  L'attore che interpreta Abel è cosi bravo da avermi lasciato a bocca aperta. Da un ragazzino cosi giovane non ci si aspetterebbe un'interpretazione tanto convincente, incredibile! La storia poi si evolve con il ritorno improvviso del padre che innescherà in tutti i membri della famiglia emozioni incontrollabili dettate dall'istinto. Non vi dico altro perchè vi sorprenderà. Una storia triste raccontata con allegria. Da vedere!
scheda del film dal sito del Febiofest

The Orphans di Peter Mullan 1998

Peter Mullan è uno di quei registi che sono una garanzia quando si sceglie di andare a vedere un film. E' stato il primo film che ho visto al festival e ovviamente mi ha lasciata particolarmente sorpresa. Dopo un inizio flebile e stentoso, il vero tema che a mio parere calca l'intero film è l'impossibilità di contenere le proprie emozioni. In un susseguirsi rocambolesco di situazioni pericolose i personaggi di questa storia mostrano ognuno le proprie particolari debolezze, rivelando allo stesso tempo la tenacia con cui tengono ai proprio personali principi.
Gli orfani di questa storia sono tutti adulti eppure cio' non impedisce loro di soffrire come cani per la prematura scomparsa della madre.
Una storia interessante e forte, con un ritmo incalzante che travolge lo spettatore, non rimpiangerete di averlo visto, anzi.




sabato 26 marzo 2011

il blog del Febiofest 2011

Questo spazio non vuole essere un esaustivo riepilogo delle giornate del festival, bensì un piccolo luogo dove annotare le mie impressioni sul festival e sui film che man mano vado a vedere. E' scritto in italiano perchè è la mia lingua madre e perchè forse nessuno scrive in italiano del Febio. Il titolo del blog vuol dire "Febiofest 2011 alias perchè i Cechi ridono sempre al cinema" ed è un omaggio al senso dell' umorismo ceco che io forse non comprendero' mai.
Sto avendo la possibilità di vedere parecchi film al giorno in quanto ho aiutato la produzione del festival nella preparazione di quaranta trailer che vengono trasmessi sui vari schermi al plasma situati all'interno del cinema. Visto che quest'anno il festival stava quasi per non essere realizzato per mancanza di fondi hanno dovuto chiedere una mano a dei volontari ed io mi sono proposta per il montaggio dei trailer che servono ad orientare il pubblico nella scelta dei film da vedere. In cambio mi hanno dato la possibilità di vedere quattro film al giorno (che per me vale quanto l'oro!).
Il festival è partito alla grande. Per chi è interessato potrete trovare altre informazioni in lingua ceca o inglese al seguente indirizzo  http://febiofest.cz .


                   




                                            Il red carpet.

Lunga vita al cinema!

m0rf